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"Vai Mino, non fermarti!"

02 feb 2012
"Vai Mino, non fermarti!"
"Vai Mino, non fermarti". Provate ad immaginare. La signora Paola, moglie di Mino Favini, una vita passata a fianco di un uomo che è sinonimo del calcio e nonostante tutto, se un giorno capita che lui non prende l'auto per coprire il tragitto Meda-Zingonia, lei lo spinge. Lo esorta. Lo sostiene.

"Mia moglie è straordinaria, siamo insieme da 50 anni e nonostante io sia stato molto spesso fuori casa lei mi è sempre stata vicino. Pensate, non mastica calcio eppure è successo di confrontarsi su un giocatore appena notato: fantastico".

Il responsabile del settore giovanile nerazzurro compie oggi, giovedì 2 febbraio, 76 anni, e le sue parole, prima ancora che per i protagonisti di campo che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, sono per quella famiglia che di calciofilo ha davvero poco o nulla.

"Mio padre non ha mai visto una partita. Mai. Quando a 16 anni giocavo in Quarta Serie nel Meda (la vecchia Interregionale), mi parlava spesso con l'espressione meravigliata di chi non capiva: "il mondo si è capovolto, vai a divertirti e ti pagano pure?". Lo diceva in dialetto milanese, lo ricordo sempre con grande affetto".

A soli 16 anni Mino Favini era già in prima squadra. Se consideriamo che ha iniziato a tirar calci ad un pallone fin da piccolo, tra esperienze di livello sul campo e come scopritore di talenti siamo su numeri astronomici: 60 anni su 76 passati nel calcio.

"Ma ho iniziato pure prima! Le scuole medie le ho frequentate nel Collegio Arcivescovile "De Amicis" di Cantù. Il presidente del Meda, siccome ci teneva molto, riuscì a convincere mia madre a farmi frequentare da esterno: in questo modo potevo fare la spola tra Meda e Cantù. Giocavo come mezz'ala, destra o sinistra non faceva differenza. Avevo buone doti ma nulla di eccezionale, alla fine ho disputato 13 stagioni in B e 3 in A: una carriera comunque interessante".