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Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Alphousseyni Demba

19 feb 2016
Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Alphousseyni Demba

“L'Atalanta mi sta aiutando a realizzare il sogno che avevo fin da bambino e per questo la ringrazierò sempre”.

Riprende il nostro viaggio nel mondo della Primavera e nella decima puntata andiamo alla scoperta di Alphousseyni Demba, centrocampista senegalese classe 97, tesserato da poco e subito titolare sabato scorso contro l'Hellas Verona. La sua è una storia di coraggio, determinazione e pazienza: un grande esempio di come bisogna inseguire i propri sogni senza abbandonarli mai.

Un sogno che è ufficialmente cominciato sabato contro l'Hellas.
“Uno dei giorni più belli della mia vita. Anche se il più bello in assoluto è stato quando l'Atalanta mi ha detto che era stato completato il tesseramento. Era il 5 febbraio, due giorni dopo abbiamo giocato col Milan e sono potuto andare in panchina”.

La partita dopo l'hai giocata da titolare e hai fatto una buona prestazione.
“Tutto sommato è andata bene. Non mi aspettavo di giocare subito. Mister Bonacina prima della partita mi ha detto che ero pronto e di divertirmi perché in fondo si trattava solo di una partita di calcio. Quello era il mio giorno. Ringrazio tutti, anche i compagni, perché mi hanno aiutato. I primi palloni ho pensato di giocarli semplici, quindi sempre a due tocchi, poi ho rotto il ghiaccio ed è andata bene”.

Da quanto aspettavi questo momento?
“Praticamente da sempre, era il mio sogno fin da quando ero bambino. Ma so che è solo l'inizio e che devo lavorare ancora tanto per realizzarlo. Ce la metterò tutta. Tanti miei amici mi dicono che vorrebbero essere al mio posto, io ho avuto questa fortuna e non voglio sprecarla”.

Anche se la strada calcistica non è stata delle più semplici.
“Ho girato tante squadre, all'inizio nei dilettanti a Oggiono, poi sono stato otto mesi al Como ma essendo extracomunitario non mi potevano tesserare. Ci tengo però a ringraziare l'allenatore Cristian Boscolo che in quel periodo mi ha aiutato molto. Ho provato allora col Seregno: con loro ho fatto solo un'amichevole ed è lì che mi ha visto l'Atalanta. Mi hanno fatto fare un provino e mi hanno preso subito, ma ho dovuto attendere quasi un anno perché bisognava aspettare che compissi i 18 anni per potermi tesserare. Li ho compiuti il 17 dicembre scorso, ora posso finalmente giocare”.

All'Atalanta per tutti sei Alfonsino.
“Non è mai facile integrarsi all'inizio, ma qui mi hanno accolto tutti benissimo, da Costanzi al mister. E poi tutti i compagni mi hanno aiutato tantissimo. Io sono un tipo aperto, mi piace ridere e scherzare con tutti. So che anche il presidente Percassi dopo avermi visto in una partitella di metà settimana, ha chiesto di me. Ho fatto un bel giro prima di arrivare all'Atalanta, ma ora posso dirlo: mi sento veramente fortunato a essere qui”.

Ma la tua passione per il calcio quando è nata?
“Vengo da una famiglia di sportivi. Mio papà Lamine giocava a calcio, mio fratello Boubacar pure. Mio fratello era fortissimo, era il mio idolo, giocava anche lui da centrocampista e tutti al nostro paese lo conoscevano. Poi si è fatto male al ginocchio e ha dovuto smettere: adesso ha 32 anni, da 8 vive in Francia. Mi ha trasmesso questa malattia per il pallone e mi ripete sempre che lui non ha avuto la fortuna che ho avuto io. Mi ha portato a vivere a con lui per sette anni a Dakar, perché lì c'era più possibilità che qualcuno mi notasse rispetto alla città dove ero cresciuto, Ziguinchor, e si facevano tornei importanti in cui venivano tanti osservatori”.

Devi molto a tuo fratello quindi...
“Mi ha aiutato tanto. E' stata la prima persona che ho chiamato quando l'Atalanta mi ha tesserato. Mio papà voleva che mi dedicassi più agli studi che al calcio, ma mio fratello l'ha convinto a lasciarmi provare. Sono fortunato anche perché ho una bellissima famiglia, che non mi mette pressione e mi dà tanto sostegno. Quando sento mio papà mi dà sempre tanti consigli utili. Siamo in tanti, dodici fratelli in tutto: ho 7 sorelle e 4 fratelli, alcuni si sono trasferiti in Europa a lavorare. La cosa bella è che siamo molto uniti”.

A parte tuo fratello, avevi altri idoli da bambino?
“Yaya Touré e Xabi Alonso sono sempre stati i miei giocatori preferiti. Il mio sogno è diventare un giorno come loro. E giocare in serie A con l'Atalanta. Dal 27 al 31 dicembre ho avuto anche la fortuna di allenarmi con la prima squadra: è stata una bellissima esperienza. Ho conosciuto delle persone fantastiche come Migliaccio ad esempio che mi dava tantissimi consigli, anche quando magari eravamo avversari in partitella. Oppure Dramé, senegalese come me: mi ricordavo ancora quando lo vedevo in tv giocare nel Psg o in Nazionale e un giorno mi sono trovato ad allenarmi con lui. E' stupendo. Siamo rimasti in contatto, mi chiama spesso e mi chiede come va. Grazie all'Atalanta ho realizzato davvero un sogno”.


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