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Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Salvatore Elia

22 feb 2017
Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Salvatore Elia

"Stavo per mollare, ora sogno di emulare il mio compagno di pulmino Conti"

Nell'undicesima puntata del nostro viaggio nel mondo della Primavera, andiamo alla scoperta di Salvatore Elia, esterno d'attacco classe 99 tutta tecnica, qualità e velocità. E una storia da raccontare, fatta di sacrifici, cadute e rinascite. 

Elia affronta Gnoukouri nella gara della Primavera contro l'Inter

Partiamo dall'inizio: quando è entrato il pallone nella tua vita?

“Si può dire quando ero ancora nella pancia di mia mamma Catia e lei andava a vedere giocare mio papà Firmino: ha fatto il calciatore professionista girando molto, dalle giovanili del Napoli al Como, dall'Avellino al Palermo e tante altre squadre. Era una prima punta, tutto l'opposto di me: io più tecnico, lui più grintoso. A volte quando si allenava, io entravo in campo con mio fratello Vincenzo, due anni più grande di me, e giocavamo a calcio”.

La tua prima squadra?

“A Valmadrera, coi ragazzi più grandi. Ma io sono nato a Prato, a Lecco mi sono trasferito dalla prima elementare. Il mio sangue però è meridionale: papà napoletano, mamma calabrese”.

E Bergamo punto d'arrivo.

“Dopo 4 anni al Valmadrera sono passato al Lecco. Questo è il mio settimo anno all'Atalanta. Mi ricordo ancora come sono arrivato: a fine stagione col Lecco sono venuto a fare un triangolare a Zingonia: due gol e un assist e l'Atalanta mi ha voluto subito. Neanche un provino. Mi volevano diverse squadre, anche grosse, ma quando ho visto il Centro Bortolotti e sono venuto nella sede per parlare non ho avuto dubbi. Mi avevano già detto di come l'Atalanta puntasse sui giovani, per cui non è stata una scelta difficile”.

Elia festeggia un gol con Latte, compagno d'attacco e di stanza

Eri già un esterno d'attacco?

“In realtà all'inizio giocavo come attaccante, Ibrahimovic come idolo (ora per via del ruolo mi piacciono Cristiano Ronaldo e Alexis Sanchez). Facevo coppia con Latte (con cui da quest'anno divido la stanza alla Casa del Giovane) e segnavo anche tanto: il primo anno all'Atalanta avevo chiuso il campionato con 84 gol. E' vero che giocavamo contro squadre non professioniste, ma era comunque un buon bottino. Dai Giovanissimi Nazionali ho cominciato a giocare esterno e da allora quello è diventato il mio ruolo fino alla Primavera”.

Un percorso in cui non sono mancati gli ostacoli. E anche i sacrifici.

“Fino all'anno scorso facevo avanti e indietro da Valmadrera: uscivo di casa alle 6,30 per andare a scuola e tornavo alle 8,30 di sera dopo l'allenamento. Passavo più tempo sul pulmino che a casa, ma sono sacrifici che fai volentieri perché se vuoi arrivare e realizzare la tua passione, sai che devi farli”.

E non sono mancati i momenti difficili.

“Il più difficile in assoluto quando mi sono rotto il ginocchio sinistro durante le finali coi Giovanissimi Nazionali. Mi ricordo ancora il giorno e la partita: 20 giugno 2014 contro il Milan. Faccio un cambio di direzione, sento che c'è qualcosa che non va ma a caldo non ti rendi conto. La notte avevo dormito su una sedia: avevo male, ma non volevo dirlo. Poi gli esami e la mazzata: rotti due menischi e il crociato".

Agosto 2015: contro il Como il rientro in campo di Elia dopo l'infortunio

E lì ti è crollato il mondo addosso...

"Non volevo nemmeno essere operato, perché avevo paura di non riuscire più a giocare. Se non fosse stato per mia mamma e mio fratello avrei smesso. Ero pronto a mollare tutto, invece mi hanno convinto ad andare avanti e mi hanno aiutato a superare quel momento. Anche mia zia Giovanna è stata importante: abita di fronte a me, veniva ogni giorno a farmi le punture e mi aiutava nella riabilitazione. Sono stato fermo 5 mesi dopo l'operazione, poi sette mesi ad allenarmi: praticamente ho perso una stagione”.

Tutto l'anno degli Allievi B.

“Mi ricordo l'anno scorso la prima amichevole quando sono tornato a giocare con l'U17. A Orsenigo contro il Como, in estate. Lì mi sentivo in forma e mi sono reso conto che stavo bene e ho capito che il peggio era ormai passato. Per me era importante riuscire a rientrare al meglio”.

L'esultanza di Elia dopo il gol al Vicenza negli U17

Dopo un anno da incubo, un anno da sogno.

“Nove gol e nove assist, due volte convocato nella Nazionale U17 e poi lo scudetto. Ripenso alla prima chiamata in azzurro contro la Serbia: ero felicissimo, quello è stato uno dei momenti più belli in assoluto, una partita indimenticabile. E poi il gol del 2-1 al Vicenza in casa partendo da centrocampo e dribblando tre difensori. Non pensavo di vivere subito un anno così dopo l'infortunio. Mi aspettavo di partire magari dalla panchina, invece mister Brambilla mi ha dato subito fiducia e fin dalla prima partita mi ha schierato titolare. Mi ricordo le sue parole a inizio stagione: “Vieni da un anno di crociato, voglio vederti con la fame addosso”. Per me è stato fondamentale trovare un allenatore così perché ti fa giocare sereno, ti dà consigli, ti lascia libero di esprimerti e poi nel caso ti dice dove sbagli”. 

Elia premiato dal Presidente SGS FIGC Tisci dopo la conquista dello scudetto U17

E la stagione si è conclusa con lo scudetto.

“Mi ricordo con piacere anche la semifinale con la Juventus perché avevo conquistato un rigore. Lo scudetto non sono riuscito a godermelo a pieno perché stavo ancora ripensando al gol sbagliato nel finale che mi ha fatto rosicare parecchio. Per fortuna non ha pesato e penso mi sia servito anche da lezione visto che quest'anno sotto porta mi sento più sereno”.

Il tuo sogno nel cassetto?

“Riuscire a giocare in Serie A con l'Atalanta. Un po' come ha fatto Conti, per tanti anni mio compagno di viaggio sul pulmino da Lecco. Il primo anno in particolare non me lo scorderò mai, mi faceva ridere e si era creato subito un bel legame”. 

Elia festeggia lo scudetto U17 con alcuni compagni di squadra

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