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Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Enrico Zanoni

29 mar 2017
Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Enrico Zanoni

L'esterno sinistro è al terzo anno in nerazzurro

Nella quattordicesima puntata del nostro viaggio nel mondo della Primavera, andiamo alla scoperta di Enrico Zanoni, esterno mancino classe 99 nato a Treviglio ma cresciuto ad Agnadello, quindi cremonese ma con Bergamo evidentemente nel destino. Di recente è stato tra i protagonisti dell'ottima Viareggio Cup disputata dalla Primavera nerazzurra. 

Enrico, il torneo è stata un'occasione importante per te: titolare in quattro delle cinque partite disputate.

“Ho avuto l'opportunità di giocare ed è stata una bellissima esperienza, unica. La Viareggio Cup è sempre una vetrina importante. Peccato solo uscire così, ai quarti col Torino, ma il torneo ci ha confermato quello che già sapevamo: se giochiamo da Atalanta possiamo competere con chiunque. Ora dobbiamo lasciarci alle spalle l'amarezza per l'eliminazione e trasformarla sul campo in qualcosa di positivo nelle prossime partite di campionato”.

L'esordio in Primavera di Zanoni contro il Novara

Per te questa, essendo un 99, è comunque una stagione in preparazione alla prossima.

“Infatti anche se quest'anno prima del Viareggio non ho trovato molto spazio, cerco di assorbire il più possibile ogni insegnamento e sfruttare le occasioni al meglio per poi cercare di trovare più continuità nella prossima stagione”.

Non molte presenze in campionato, ma una sicuramente da ricordare: l'esordio con il Novara ad ottobre.

“Sicuramente la prima partita in Primavera è sempre un momento importante. Sono entrato nella ripresa e al primo pallone toccato ho persino rischiato di segnare: mi è arrivato un cross dalla destra ma ho calciato alto”.

Da Agnadello a Zingonia la strada non è molta, ma per arrivarci c'è voluto comunque del tempo.

“Del gruppo dei 99 sono stato tra gli ultimi ad arrivare all'Atalanta: a metà stagione nell'anno degli Allievi B”.
 

Zanoni in azione contro il Novara

Prima un percorso nei settori giovanili di provincia.

“Ho cominciato nella squadra del mio paese, ad Agnadello. Mio papà Pierlorenzo giocava in attacco, è arrivato fino alla Serie D nella Trevigliese e mi ha trasmesso la passione. Fin da bambino mi metteva magliette da calcio. Anche mio nonno è sempre stato appassionato, quindi il pallone a casa mia è sempre stato di famiglia. Ma per giocare in una squadra ho dovuto aspettare la terza elementare quando ad Agnadello hanno formato la squadra dei 99. Ci sono rimasto fino a 12 anni, poi sono passato alla Luisiana, la squadra di Pandino, comunque vicino a casa”.

E lì hai cominciato a bruciare le tappe.

“Giovanissimi, Allievi, Juniores sempre sotto età. Nella Juniores giocavo con i 95, ragazzi di quattro anni più grandi di me. Eppure le cose andavano bene: a metà stagione avevo già segnato 10 gol e la cosa non era passata inosservata. L'Atalanta già mi seguiva e decise di prendermi. Non è vero che il treno passa una sola volta: già negli Esordienti mi aveva cercato una squadra importante ma non mi sentivo ancora pronto. Ero piccolo e un po' timido. Così timido che quando si è fatta avanti l'Atalanta, i dirigenti del Luisiana non lo dissero a nessuno se non a me e alla mia famiglia, proprio per farmi decidere con tranquillità”.

Stavolta non hai avuto molti dubbi.

“Ero più maturo e deciso. Non ci pensai due volte. Questo per me è il terzo anno”. 

Zanoni festeggia con alcuni compagni il titolo U17

Esterno sinistro, basso o alto.

“Ho imparato a giocare nei due ruoli nella Juniores del Luisiana quando mi avanzarono di posizione. Da piccolino facevo il centrocampista centrale, ma appena ho cominciato a giocare a 11 mi hanno spostato a terzino sinistro. Fino alla Juniores: giocavo esterno alto e non ho mai segnato tanto come in quell'anno. Una novità inaspettata per me. Mi ricordo il gol alla Rivoltana, un derby parecchio sentito dalle mie parti: in anticipo, al volo e col destro, non proprio il mio piede preferito. Poi all'Atalanta sono tornato a fare prevalentemente l'esterno basso”.

L'anno scorso invece solo due gol (uno al Cagliari in campionato e uno alla Juve in semifinale al Torneo Città di Arco - Beppe Viola) ma la stagione è stata comunque da ricordare.

“Abbiamo vinto tutto quello che c'era da vincere, a parte un torneo a Volpiano. E' stata un'emozione indescrivibile, un anno che mi ricorderò per sempre. E' stato tutto bello, dalla finale vinta ad Arco di Trento allo Scudetto contro l'Inter. Ripenso al gol di Melegoni, la palla che entra e poi cominciamo a correre tutti all'impazzata senza più capire niente”. 

Zanoni premiato dal presidente del SGS FIGC Tisci dopo la conquista del titolo U17

Dopo la vittoria ad Arco, come quest'anno, la Società aveva organizzato la sfilata con la coppa allo stadio prima di una partita della prima squadra.

“Un momento bellissimo: era la prima volta allo stadio di Bergamo e sono rimasto colpito dall'atmosfera incredibile che c'era, dal tifo, dalla passione della gente. Non nascondo che il sogno nel cassetto e poterci giocare un giorno con la maglia dell'Atalanta. Vedere che tanti giovani usciti dal vivaio ce l'hanno fatta, è un grande stimolo per tutti noi. Ho avuto la fortuna anche di fare qualche allenamento con la prima squadra e sono state esperienze fantastiche. Mi ricordo ancora la battuta che fece Migliaccio la prima volta: guarda me e un altro mio compagno e ci dice: “Ma cosa vi danno da mangiare a casa per essere così grandi”. Una cosa simpatica”.

Il tuo modello?

“Da piccolo stravedevo per Maicon: devastante per come sapeva fare le due fasi, specialmente quella offensiva. Adesso mi piace tantissimo Spinazzola, immenso per quanto corre. Ho sempre in mente l'azione sul gol di Caldara a Napoli... Straordinario”.

La formazione della Primavera negli ottavi della Viareggio Cup contro il Perugia: Zanoni è il quarto in alto da sinistra

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