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Primavera: alla scoperta di... Dejan Kulusevski

11 ott 2017
Primavera: alla scoperta di... Dejan Kulusevski

Il talento svedese si racconta: gol e assist al ritmo della musica di J. Cole

Con la nuova stagione riprende anche il nostro viaggio nel mondo della Primavera e nella prima puntata andiamo alla scoperta di Dejan Kulusevski, centrocampista svedese classe 2000. Piede mancino, qualità tecniche e personalità al servizio della squadra. La società lo ha seguito a lungo nel Brommapojkarna, il club svedese in cui ha giocato fin da bambino, visionandolo più volte dal vivo con i suoi osservatori, ottenendo sempre relazioni molto positive. "Contiamo sia sul calciatore che sull'uomo - ha raccontanto il Responsabile del Settore Givoanile Maurizio Costanzi -, è un ragazzo che ci ha sempre dato segnali di maturità importanti". Un ragazzo con la testa ben piantata sulle spalle e l'obiettivo ben chiaro, inseguendo un sogno coltivato fin da bambino, da quando giocava con la sorella più grande sui campi di periferia di Stoccolma.

Kulusevski con la sorella Sandra

Dejan, partiamo dalle origini. Sei svedese ma dal sangue macedone.

"Mio papà è nato in Svezia, ma i suoi genitori sono macedoni. Anche mia mamma è macedone, a 20 anni si è trasferita in Svezia. E io sono nato a Stoccolma. Io ho sempre avuto la passione per il pallone: oltre a mio padre, penso me l'abbia trasmessa mia sorella Sandra, quattro anni più grande di me: ha giocato a calcio per dieci anni ed era anche molto brava, ma ora per lei il calcio è solo un divertimento, ci gioca con gli amici. E naturalmente anche con me. Capita ancora: quando torno in Svezia prendiamo il pallone e usciamo a giocare, a qualsiasi ora, anche a mezzanotte".

Come facevate da piccoli...

"Io giocavo sempre, ogni giorno. In Svezia ci sono tanti campi, tutti in erba artificiale. E giocavo sempre coi più grandi, non so perché, ma i miei amici sono sempre stati di uno o due anni più grandi. Poi un giorno, quando avevo 5 anni, un mio vicino di casa vedendomi giocare, è andato da mia mamma e le ha detto che avevo delle qualità e che dovevo giocare a calcio. Questa cosa mia mamma me l'ha raccontata solo due anni fa...".

Kulusevski nel match d'esordio del campionato Primavera contro la Fiorentina

E così sei entrato nella scuola calcio del Brommapojkarna.

"Dai sei anni fino all'arrivo all'Atalanta. Lì ho fatto tutta la trafila. È considerata una delle più importanti del paese. Pensate che solo per i ragazzi della mia età, la classe 2000, c'erano 25 squadre. Io ho cominciato nella numero 15, ma dopo due mesi mi hanno promosso nella squadra principale della categoria. Nello stesso weekend capitava di giocare al sabato coi 99 e alla domenica coi 2000. Andavamo spesso in giro per l'Europa a fare tornei, anche in Italia. Un paio di volte ho affrontato anche l'Atalanta".

Un segno del destino?

"A un certo punto ho cominciato a prendere in considerazione l'idea di andare via. Il mio procuratore mi ha detto subito che l'Atalanta ha uno dei migliori settori giovanili d'Europa. So che erano venuti a vedermi di persona diverse volte, anche il direttore Costanzi. Anche a un torneo in Danimarca. Dopo quel torneo altri 5-6 club europei importanti mi volevano, ma ho scelto l'Atalanta. Per me l'Atalanta vuol dire tanto, è una squadra che ora sento mia, far parte di me. Qui ho imparato tantissime cose, qui sono arrivato ragazzino e sono diventato uomo. E poi a Bergamo ho trovato tanti amici". 

Kulusevski in azione

Lasciare casa ancora da ragazzino però non deve essere stato facile.

"All'inizio è stata dura perché mi mancava la mia famiglia e ancora non conoscevo la lingua. Passavo anche 6 ore al giorno a parlare con mia mamma. In quel periodo mi ha aiutato molto il mio compagno di squadra Nivokazi. Poi ho superato quel momento, in 5-6 mesi ho imparato l'italiano ed è stato tutto più facile".

È vero che parli diverse lingue?

"Cinque: svedese, macedone, inglese, italiano e tedesco che ho studiato a scuola".

Ma la tua lingua preferita resta quella del pallone. Centrocampista di qualità e fantasia. Mai cambiato ruolo?

"No, ho sempre giocato come centrocampista. Però in Svezia d'inverno capitava spesso di giocare indoor a futsal e lì iniziavo da difensore per poi avanzare partendo da dietro. Mi è servito soprattutto per imparare a usare la suola".

Kulusevski nel match della Primavera con l'Inter

Idolo da bambino?

"Non ne avevo uno in particolare e fa sorridere se si pensa che adesso invece i miei amici mi prendono in giro perché dicono che ne cambio uno a settimana. A mia sorella piaceva Ronaldinho e aveva tappezzato la camera dei suoi poster per cui di conseguenza guardavo anche io lui. Ora ne ho anche troppi (ride, ndr): adoro Hazard e Mbappé, ma sono tanti i giocatori che mi piacciono. E ho idoli anche fuori dal calcio. Amo la musica di J. Cole che ascolto ogni giorno, anche nel tragitto Bergamo-Zingonia. Mi piace molto ascoltare musica. Canzoni come "Lord knows" mi aiutano a concentrarmi e caricarmi prima delle partite. E poi mi piace il basket Nba, una passione che mi ha trasmesso il mio migliore amico. Ci gioco alla play o nei campetti quando torno in Svezia. Tifo Cleveland e Lebron James".

Tante passioni, ma il calcio resta al centro dei tuoi pensieri.

"Mi piace guardare le partite. Vado sempre allo stadio: a Bergamo c'è sempre un'amtosfera fantastica e guardando si impara. Fin da piccolo poi guardavo i video su youtube e poi stavo fuori anche delle ore a provare a rifare finte o numeri finché non mi riuscivano. Ce ne è uno, si chiama rainbow, che non ho ancora fatto in partita, ma se capita l'occasione...". 

A proposito di numeri, i tuoi da quando sei all'Atalanta sono molto buoni. Alla tua prima stagione in Primavera hai già segnato un gol e realizzato due assist.

"Potevano anche essere di più, ma sono contento perché mi sento bene, qui sto bene. Da quando sono in Italia, il calcio è diventata una cosa ancora più seria per me. L'anno scorso è stata una stagione importante: 17 gol e 15 assist nell'U17. Peccato non sia arrivato lo scudetto. Ancora ci ripenso: noi che prendiamo il palo interno all'ultimo minuto e l'Inter che nell'azione dopo segna il gol della vittoria. Era come un film, non poteva essere vero. Ancora oggi ci ripenso, ma ero comunque contento perché avevamo giocato bene e fatto una bella partita".

Kulusevski e Asoro ai tempi delle giovanili nel Brommapojkarna

Gol o assist, l'impressione è che per te non faccia differenza.

"Vi racconto un aneddoto: in Svezia ho giocato per tanti con Joel Asoro (ora al Sunderland, ndr) che è diventato il mio miglior amico: capitava che in una partita lui facesse 3-4 gol tutti su miei assist e la partita dopo i ruoli si invertivano e lui mi ricambiava il favore. Per me fare un assist ha sempre avuto lo stesso valore di un gol".

L'obiettivo da realizzare?

"Il prossimo step è quello di esordire in prima squadra. È già stato un sogno potermi allenare con loro qualche volta: è stata la prima volta che mi sono sentito nervoso a giocare a calcio. Non mi era mai capitata una cosa del genere. Ma ero lì ad allenarmi con gente come il Papu Gomez, per me il più forte giocatore della Serie A, e se penso che ora è in Nazionale con Messi... Sono esperienze fantastiche. E spero un giorno di poter essere lì con loro in Serie A".  

Kulusevski in azione nell'ultimo match della Primavera contro l'Inter

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