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Primavera: alla scoperta di... Marco Carnesecchi

25 ott 2017
Primavera: alla scoperta di... Marco Carnesecchi

Il portiere, nazionale U18, è alla sua prima stagione in nerazzurro

Nella terza puntata del nostro viaggio nel mondo della Primavera, andiamo alla scoperta di Marco Carnesecchi, uno dei volti nuovi della Primavera 2017-2018. Arrivato in estate dal Cesena, il portiere romagnolo classe 2000, nazionale U18, si è subito ritagliato uno spazio importante confermando le doti che lo avevano messo in luce con la maglia del Cesena. Anche nell'1-1 di sabato scorso con il Milan ha messo la sua firma. Decisiva la parata nel finale sulla punizione di Capanni, levata con un balzo dall'incrocio dei pali.

Carnesecchi tra i pali della porta della Primavera

Marco, partiamo proprio da sabato e da quella parata. 

"In quei casi la difficoltà maggiore consiste nel non cadere nella tentazione di muoversi prima e poi nel trovare il tempo giusto per trovare il pallone. Era un tiro molto angolato, ci sono arrivato bene. Ma resta un po' di rammarico perché potevamo vincere, siamo stati anche sfortunati".

Dal punto di vista personale però ti sei già tolto parecchie soddisfazioni.

"Sono contento di questo inizio di stagione. Ma il merito è da dividere tra tutti: sono in un'ottima squadra, ho trovato grande disponibilità da parte di tutti, dal mister allo staff tecnico e ai compagni. Mi avevano parlato molto bene dell'Atalanta prima di venire qui e devo dire che ho avuto la conferma su tutto".

Carnesecchi con il preparatore Frezzolini, un secondo babbo per il portiere romagnolo

L'inserimento è stato immediato.

"Ho la fortuna di poter lavorare con un preparatore dei portieri come Frezzolini con cui mi sono trovato subito bene. Non è solo un grande allenatore, ma anche una grande persona. Per me è diventato come un secondo babbo, perché mi ha aiutato molto, non solo sul piano calcistico, ma anche nel gestire la lontananza da casa. E poi prepara benissimo le partite. Un preparatore così ti fa diventare portiere".

Parlavi di distanza. Tu sei di Rimini e sei cresciuto nel Cesena. Questa è la prima vera esperienza lontano da casa.

"Ho cominciato a giocare nella scuola calcio vicino a casa mia, il Bellariva di Rimini. Ma fino a 6 anni giocavo fuori, facevo l'attaccante. Poi un giorno mancava il nostro portiere e ho deciso di provare io: è scattato subito qualcosa, quell'adrenalina e quella passione nello stare tra i pali e da allora non sono più uscito dalla porta".

Carnesecchi con Bastoni al termine del match contro il Milan

Portiere quasi per caso?

"Si può dire di sì. Ma da allora è diventato il mio ruolo. Sono cresciuto con il mito di Buffon, adesso avendo una predilezione per il calcio inglese, seguo molto De Gea del Manchester United e Courtois del Chelsea. Poi quando sono passato al Cesena ho avuto sempre preparatori molto bravi come Emiliano Dei e Carlo Magnani da cui ho imparato molto".

Non è stato però sempre un percorso in discesa, anzi...

"Fino a 3-4 anni fa giocavo poco. Non mi ero ancora sviluppato fisicamente e facevo più che altro panchina. Tant'è che avevo anche pensato di cambiare ancora ruolo e provare nuovamente a giocare fuori. È stato anche grazie a mio papà David se ho continuato a giocare in porta. È stato calciatore anche lui, ha giocato fino alla C2 facendo un po' tutti i ruoli, tranne il portiere. È lui che mi ha passato fin da bambino la passione per il calcio. Quando volevo cambiare ruolo perché ero riserva, mi disse di non mollare e io ho seguito il suo consiglio. In un anno poi sono cresciuto di 15 centimetri e dai Giovanissimi Nazionali ho cominciato a ritagliarmi sempre più spazio. Ora sono alto 193 centimetri".

Un intervento di Carnesecchi nella gara della prima giornata Atalanta-Fiorentina

E la statura non è più certo un problema. Da quel rischio di appendere i guantoni al chiodo, sono poi arrivate tante soddisfazioni.

"Mi ricordo ancora la prima chiamata in nazionale, a fine ottobre dell'anno scorso. Ero in treno, stavo andando a Cesena per allenarmi quando mi arriva la telefonata del nostro direttore. Mi dice di non cambiarmi quando arrivo al campo, ma non mi spiega perché. Arrivato al campo, mi fa salire sulla sua auto senza spiegazioni. Capisco tutto quando arriviamo a Cervia e vedo il pullman della nazionale. C'era l'U17 che stava preparando le qualificazioni agli Europei. E da allora sono sempre stato convocato".

E anche in azzurro ti sei tolto delle belle soddisfazioni.

"Penso alla gara con il Belgio nella Fase Elite degli Europei. Avrei giocato dal primo minuto. Durante il riscaldamento sentivo l'adrenalina, forse anche troppo. Se ne deve esssere accorto Fabrizio Ferron, il preparatore dei portieri dell'U17. Mi chiede se sono teso, poi mi dice di andare in campo e spaccare il mondo. Vinciamo 1-0 e io faccio una bella partita. Penso che quello sia stato uno dei momenti più importanti per me".

Un'uscita alta con presa sicura di Carnesecchi nel match con l'Inter

A quella partita è legato anche un altro episodio significativo, stavolta della sfera personale.

"Valentina, la mia ragazza, prima della partita mi mandò un bellissimo messaggio con una canzone che mi diede una grande carica. Ancora oggi prima delle partite mi piace riascoltare quella canzone. Il titolo? Non si dice, è una cosa nostra. La musica mi piace, anche durante la ricognizione del campo prima delle partite, ad esempio se c'è una canzone di sottofondo, mi piace canticchiare. Cantare mi rilassa, prima di giocare in genere riesco a essere sempre molto tranquillo. E poi un'altra mia abitudine è quella di indossare sempre la stessa maglia termica".

A Cesena una scalata continua, poi la scorsa estate ecco la chiamata dell'Atalanta.

"Una chiamata anche in questo caso inaspettata. Ero a letto, quando alle dieci di sera mi chiama il mio procuratore e mi dice di prepararmi perché il giorno dopo dovevo essere a Zingonia per firmare con l'Atalanta. Ci sono voluti dei giorni prima che mi rendessi conto che era tutto vero. Non ci ho pensato neanche un secondo, i miei genitori erano felicissimi perché sapevano che finivo nel posto ideale per completare la mia crescita. Appena sono arrivato, ho capito subito che era la scelta giusta. Ho trovato un ambiente fantastico, il giorno della firma sono stato accolto benissimo da Luca Percassi e Maurizio Costanzi. Mi sono trovato subito bene e so di essere arrivato in una grande società. Qui tanti portieri sono diventati professionisti e hanno fatto carriera. Io penso a un passo per volta: quest'anno sarei felice se riuscissi a respirare l'ambiente della prima squadra, magari andare anche solo una volta in panchina. Mi è già capitato di andare ad allenarmi con loro e sono sempre state esperienze fantastiche: portieri come Berisha e Gollini sono impressionanti. Poi alla lunga il sogno è quello di riuscire un giorno a esordire in Serie A con questa maglia".

La parata decisiva di Carnesecchi sulla punizione di Capanni nel finale di Atalanta-Milan

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