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Spazio tifosi, nerazzurri nel mondo: Josè Eduardo dal Brasile

11 feb 2018
Spazio tifosi, nerazzurri nel mondo: Josè Eduardo dal Brasile

Arriva dal Brasile, ma ormai è un appassionato tifoso atalantino

Il mondo del calcio, spesso, riserva sorprese incredibili. Abbiamo raccontato storie di atalantini che per questioni personali sono partiti da Città Alta e ora vivono a migliaia di chilometri di distanza, ma esistono anche situazioni esattamente contrarie che meritano di essere applaudite. Un esempio? Josè Eduardo è un ragazzo brasiliano che da quando ha 14 anni vive a Bergamo e si è innamorato perdutamente della squadra nerazzurra.

“Quando sono arrivato nel 2001 tifavo per un’altra squadra, ma la simpatia per l’Atalanta è sempre stata forte. Nel 2012 ho iniziato a fare l’arbitro FIGC e grazie ad alcuni accrediti ho imparato a conoscere lo stadio di Bergamo e la passione dei tifosi nerazzurri per la squadra. Ho capito quasi subito quanto fosse speciale e unico sostenere i colori della propria città, da quel momento è stato puro amore. Sono brasiliano e mia moglie è boliviana ma da quest’anno sono abbonato allo stadio insieme ai miei due figli Eduardo e Leonardo di 8 e 5 anni: il loro primo regalo è stato una maglia dell'Atalanta, sto cercando di far capire loro che se sei nato o vivi in provincia di Bergamo la tua squadra dev’essere l’Atalanta”.

Sentire queste parole da un ragazzo brasiliano che vive e lavora nella nostra terra è molto particolare, la storia di Josè Eduardo è speciale anche per il motivo che lo ha spinto ad abbonarsi.

“Ho deciso di fare gli abbonamenti per un motivo ben preciso: il tifo ed il calore che si respira allo stadio. I tifosi sostengono con grande passione la squadra, trovo tutto questo davvero meraviglioso e ogni partita è uno spettacolo. In Coppa credo che ci sia la possibilità di fare molto bene se migliora la freddezza negli ultimi metri ci potremo togliere tante soddisfazioni: punto almeno i quarti di finale”.

Prima che atalantino, Josè Eduardo è un ragazzo brasiliano con la musica che scorre nel sangue. Ecco perché, in occasione della sfida interna con l’Apollon e pure per la gara decisiva con il Lione, lui e gli amici hanno raggiunto Reggio Emilia con una Fiat Panda.

“Avevamo in programma di andare a Reggio Emilia con la sua macchina, ma quando ho realizzato che non c’erano né cavo AUX ì, né possibilità di collegamento Bluetooth abbiamo subito rimesso le nostre cose e siamo partiti con il Pandino ascoltando musica dallo smartphone. Senza nessun controllo di pneumatici, olio e radiatore. In autostrada, con le sciarpe al vento, le macchine che ci sorpassavano suonavano il clacson e quando siamo arrivati vicino allo stadio è anche arrivato il coro “Oh Pandino portaci in Europa”. Avevo intenzione di cambiarlo ma dopo questa avventura ho deciso che lo terrò fin quando va”.

Che Josè Eduardo sia ormai atalantino a tutti gli effetti è chiaro, ma c’è un dettaglio che conferma come il coinvolgimento sia assoluto.

“Quando gioca l’Atalanta, per me non ci sono argentini e brasiliani ma ragazzi che tutti uniti cercano di portare avanti con grinta e orgoglio i nostri valori, i colori della dell'Atalanta. Gomez, Denis, Moralez e Palomino sono tutti elementi che in momenti diversi sono stati e sono tuttora molto importanti per il nostro gruppo. Io penso principalmente alle emozioni che questa maglia mi regala e devo dire che è stato pazzesco sentirsi parte di qualcosa di così grande come nelle sfide di Europa League a Reggio Emilia: vedere migliaia di persone farsi tanti chilometri per sostenere la squadra è qualcosa di meraviglioso”.  


L’ultima battuta è riservata a questo intenso mese di febbraio dell’Atalanta.

“Ci aspettano sfide davvero affascinanti, ma sono fiducioso. Ed io sarò naturalmente presente in viaggio con la mia Panda".