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Freuler: "L'esordio in Nazionale un sogno, ma ora penso all'Atalanta"

01 apr 2017
Freuler: "L'esordio in Nazionale un sogno, ma ora penso all'Atalanta"

Il centrocampista svizzero è tra i grandi protagonisti di questa stagione

È tra i protagonisti della splendida stagione in maglia nerazzurra, ma per Remo Freuler le soddisfazioni non sono finite: il 25 marzo a Ginevra ha fatto il suo esordio assoluto nella Nazionale svizzera nel match di qualificazione ai Mondiali del 2018 vinto 1-0 contro la Lettonia. Un traguardo che Remo si è conquistato e meritato con l'impegno, la serietà e il grande rendimento mostrato in nerazzurro.

Remo, per te è stata una grande soddisfazione.

“Un sogno che si realizza. Il sogno che avevo fin da bambino, quando mi ricordo guardavo la Nazionale in tv e il mio idolo era Alexander Frei. Mi piaceva perché segnava sempre e quando sei piccolo guardi soprattutto a chi fa gol”.

Un ricordo di gioventù della Nazionale?

“Non è legato a un momento felice: mi ricordo quando abbiamo perso ai rigori contro l'Ucraina agli ottavi del Mondiale 2006. A volte ci penso ancora a quei rigori sbagliati”.

Adesso anche tu fai parte della Nazionale.

“Una bella soddisfazione, ma per me deve essere un punto di partenza, non di arrivo: ora lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non voglio certo che questa sia stata l'unica volta, ce la metterò tutta per continuare a fare bene nel club e meritarmi altre chiamate”.

L'esordio come è stato? Emozionato?

“Non più di tanto se devo essere sincero. Già a inizio ripresa ho cominciato a scaldarmi. Il primo cambio è stato per mettere un attaccante: giusto, eravamo ancora 0-0. Poi è entrato Zuber, mio amico e compagno di camera in Nazionale ed ero felicissimo per lui. Alla fine è toccato anche a me. Ma ero tranquillo, come quando gioco nel club. E' sicuramente un momento speciale, ma non voglio che sia l'unica volta”.

Ma si parla di Atalanta anche in Svizzera?

“Certamente, tutti mi chiedono. E ogni volta mi dicono che giochiamo veramente un bel calcio. E' la cosa che li impressiona di più. Diciamo che un po' di tifosi dell'Atalanta in Svizzera ci sono (ride, ndr)”.

Merito anche tuo e della tua splendida stagione. Te lo aspettavi?

“So quello che posso dare Sono soddisfatto, gran merito di quello che stiamo facendo tutti va dato a mister Gasperini: lui mi ha insegnato tanto, dai movimenti alla posizione in campo. Sono contento di quanto fatto finora, ma non è finita: mancano 9 partite e il nostro pensiero è rivolto solo a quelle. Vogliamo continuare così, a cominciare dalla trasferta di Genova: una partita difficile, ma proveremo a vincere”.

Il tuo obiettivo da qui alla fine?

“Mi piacerebbe segnare ancora due o tre gol, fare qualche assist. Ma prima di tutto mi interessa che la squadra continui a vincere. Un gol è bello se serve a fare punti”.

Intanto hai conquistato l'affetto di tanti tifosi: per molti ormai sei un idolo.

“Ma io sono sempre lo stesso di prima, la mia vita non è cambiata. Mi piace giocare alla playstation, fare una passeggiata per bere un caffè in centro, guardare il basket Nba in tv o in estate giocare a tennis con gli amici. Abbiamo il miglior tennista, Federer e un giorno non nascondo che mi piacerebbe poterlo incontrare. Sono sempre quello di sempre, certo sentire tutto questo affetto dalla gente è bellissimo. Come al ritorno da Napoli, ma anche dopo la sconfitta di Milano. I nostro tifosi sono stati straordinari”.

Playstation, passeggiate e sei spesso in compagnia dei tuoi compagni di squadra. Con Grassi sei praticamente inseparabile.

“E' diventato anche mio compagno di camera in ritiro. E pensare che l'anno scorso quando sono arrivato io, lui era partito per Napoli. Ci siamo ritrovati in estate ed è nato un feeling immediato: è un ragazzo molto aperto, ci troviamo bene. Abbiamo un grande gruppo, siamo amici anche fuori dal campo e questo si vede anche in campo. E' bellissimo. Andiamo spesso a cena insieme, specie con gli altri più giovani. Adesso si è aggiunto anche Hateboer. Io parlo in inglese e gli sto dando una mano a inserirsi perché so quanto è difficile quando arrivi in un posto e non conosci la lingua”.

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