Messaggio

x

Migliaccio: "Non potevo sperare di chiudere meglio la mia carriera"

27 mag 2017
Migliaccio: "Non potevo sperare di chiudere meglio la mia carriera"

Il numero 8 nerazzurro smetterà a fine stagione

Un finale del genere sembra scritto per una favola. La favola di Giulio Migliaccio avrà il suo lieto fine sabato nella gara con il ChievoVerona, l'ultima in nerazzurro, l'ultima di una carriera costruita passo dopo passo, scalino dopo scalino. E per questo ancora più bella.

Giulio, quali sono state le sensazioni, gli stati d'animo che ti hanno accompagnato a questa tua ultima partita?

“La parola giusta è emozione. Fino al venerdì che precedeva la gara di Empoli ero abbastanza tranquillo, poi è cominciata a salire l'emozione. Perché cominci a capire che sarà l'ultima trasferta, l'ultimo ritiro. Ora c'è l'attesa per l'ultima in casa, ma la sto vivendo bene perché finire così è veramente bello, lasciando un'Atalanta da record, un'Atalanta in Europa. Era quello che sognavo. A Bergamo ho vissuto l'esperienza più significativa della mia carriera e sarà qualcosa che potrò raccontare un giorno alle mie bimbe”.

Ti sei goduto ogni singolo allenamento di questa settimana?

“Sì, ma devo dire che mi sono goduto tutto l'anno. Sono partito consapevole del ruolo che avrei avuto nella squadra e mi sono goduto tutti gli allenamenti ma soprattutto tutti i grandi momenti vissuti nello spogliatoio: lì è dove abbiamo costruito questa stagione fantastica. In 19 anni di carriera non avevo mai trovato un gruppo così. E i risultati si sono visti”.

Sembra il lieto fine di una favola.

“E' veramente una favola. Inizialmente speravo di chiudere con una salvezza tranquilla, ma strada facendo vedevo che questa squadra era veramente forte, con un grandissimo allenatore. E nulla è stato impossibile. E poter finire in casa, davanti alla nostra gente, alla gente di Bergamo che in 7 anni di Atalanta, ma anche quando sono tornato da avversario, mi ha sempre fatto sentire un grande affetto, sarà bello ed emozionante”.

Favola è stata anche la tua carriera.

“Ripenso all'esordio tra i professionisti: Savoia-Ancona, Serie C1, al San Paolo perché il nostro stadio era inagibile. Avevo 17 anni e sono entrato a 2-3 minuti dalla fine. Il bello della mia carriera è proprio da dove sono partito. Senza settore giovanile, ho fatto la serie C, sono sceso nei dilettanti e sono risalito anno dopo anno. Per arrivare in Serie A ho dovuto vincere in tutte le categorie. E' una cosa di cui vado orgoglioso”.

La Serie A l'hai conosciuta proprio con l'Atalanta.

“Mi ricorderò sempre il mio primo allenamento a Zingonia: il primo gennaio 2005, faceva un gran freddo e c'era la nebbia. La domenica ho fatto il mio esordio in A battendo la Fiorentina a Bergamo: era la prima vittoria di quel campionato”.

Continuiamo il momento amarcord: il primo gol in nerazzurro?

“In B, a Cremona, un venerdì sera: ho segnato l'1-0 nel finale, una vittoria importante perché era un derby ma anche per la classifica. E poi perché aveva un significato particolare: due giorni prima era venuta a mancare la mamma di capitan Bellini. Aveva passato dei giorni difficili, ho dedicato quel gol a lui e a sua mamma”.

Il primo gol in Serie A?

“Sempre con l'Atalanta. A Firenze. Pochi giorni dopo l'Italia giocava un'amichevole proprio a Bergamo ed era arrivata la preconvocazione anche per me. In lizza eravamo un paio dell'Atalanta, ma alla fine non fu convocato nessuno. Peccato, sarebbe stata la ciliegina sulla torta della mia carriera”.

C'è un'altra cosa che ti manca però...

“Un gol in casa. Sei gol con l'Atalanta, tutti in trasferta. E pensare che col Palermo invece segavo sempre in casa. Mi manca un gol sotto la Nord. Potrebbe esserci l'occasione in quest'ultima gara, chissà. Ma non sarebbe così importante, la cosa che più mi interessa è poter salutare tutti, compagni, tifosi, il calcio. Mi basta questo. Per l'occasione mi hanno regalato un paio di scarpe celebrative con la data di inizio e di fine della mia carriera: le metterò nello studio in casa con tutti i ricordi di una carriera. E l'emozione più grande sarà proprio riguardare queste scarpe che mi hanno accompagnato per tutta la carriera, le Testimonial nere. Non ho mai cambiato colore o modello”.

Poi comincerà una nuova vita per te.

“Una delle soddisfazioni più grandi per me è sentire la stima della proprietà, della famiglia Percassi, che subito mi dà l'opportunità di intraprendere un nuovo percorso professionale e di poter dare ancora un contributo all'Atalanta. Ora mi voglio godere quest'ultima partita, poi studierò da direttore sportivo e mi muoverò in base alle esigenze del club”.

Quello che ti è sempre stato riconosciuto è quanto sei stato importante all'interno del club, anche nel trasmettere ai nuovi arrivati il valore di indossare la maglia nerazzurra.

“E' importante che chi arriva capisca subito che entra in una grande famiglia, in cui l'Atalanta viene prima di tutto. Che capisca cosa c'è dietro, l'importanza che ha questa maglia e la storia del club. Basti pensare che l'Atalanta è l'unica società con un presidente come Antonio Percassi che è stato anche calciatore nell'Atalanta e che dell'Atalanta è anche tifoso. Ho sempre cercato da calciatore di far capire cosa voglia dire indossare la maglia dell'Atalanta, ora proverò a farlo capire anche in altre vesti”.

© Riproduzione riservata solo su autorizzazione Atalanta B.C