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Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Akos Kecskés

26 nov 2014
Vivaio, Primavera: alla scoperta di... Akos Kecskés

Il difensore ungherese viene da una famiglia sdi sportivi ed è arrivato a Bergamo nel 2010: "Venire all'Atalanta è stata la scelta migliore della mia vita"

Nella tredicesima puntata del nostro viaggio nel mondo della Primavera andiamo alla scoperta di uno degli stranieri della squadra di Valter Bonacina, l'ungherese Akos Kecskés. Difensore centrale classe 1996, nazionale Under 19, è dal 2010 all'Atalanta.

Ricordi come sei arrivato a Bergamo?
“Avevo partecipato con la mia squadra a un torneo in Toscana, ma penso che sia stata decisiva per farmi notare un'amichevole contro l'AlbinoLeffe vicino a Bergamo: ero il più piccolo, giocavo contro avversari anche di due-tre anni più grandi. E andai bene. Mi volevano diverse squadre di serie A ungherese e in Italia anche il Chievo e il Milan, ma ho scelto l'Atalanta”.

E lasciare a 14 anni la propria famiglia per andare in un altro stato non deve essere stato facile.
“E' stato difficile, ma è stata la scelta più buona della mia vita. Perché il calcio in Italia ha molta importanza, io lo seguivo anche in Ungheria e sapevo che l'Atalanta ha un grande settore giovanile e mi avrebbe aiutato a crescere molto. Lasciare la propria famiglia non è mai facile, ma se si vuole arrivare in alto bisogna anche fare dei sacrifici. A Bergamo mi sono trovato subito bene e la società ha fatto di tutto per agevolare il mio inserimento, nei primi due anni mi ha anche messo a disposizione un insegnante per imparare l'italiano e aiutarmi con la scuola”.

Come è nata la passione per il calcio?
“Vengo da una famiglia di sportivi. I miei nonni hanno giocato in Serie A in Ungheria. Erano i tempi di Puskas e della grande Ungheria. Mio nonno materno faceva il portiere, da bambino mi allenavo con lui. Mio nonno paterno invece faceva l'attaccante, lo voleva il Vicenza ma a causa della guerra non è potuto venire. Anche mio papà ha giocato in Serie A, ma a basket. A dire il vero per qualche mese da piccolo avevo provato anche io a giocare a basket, ma è sempre stato il calcio la mia passione”.

In effetti i centimetri non ti mancano, sfiori il metro e novanta e sei tra i più alti della squadra.
“Eppure non ci crederete ma fino a 13-14 anni ero bassissimo, ero tra i più piccoli della squadra. Ho cominciato a crescere in altezza dai 13 anni, anche quindici centimetri in un anno. Infatti per quello ho avuto problemi al ginocchio a causa del morbo di Osgood-Schlatter (conosciuto anche come morbo della crescita, ndr) e sono dovuto stare fermo a lungo”.

Tu quando hai cominciato a giocare?
“Già a scuola anche se non avevamo un campo per giocare, ce lo inventavamo noi mettendo le felpe in terra per fare le porte. Già a 4 anni andavo in una scuola-calcio, poi dai 7 ai 14 anni ho giocato nel Tisza Volan. Nerazzurri anche loro, evidentemente era destino. Eravamo sul confine con la Serbia, perciò capitava spesso di andare a giocare anche fuori dal paese ed è stata una fortuna poter giocare fin da piccolo gare internazionali”.

Sei sempre stato difensore?
“L'Atalanta mi ha preso come difensore, invece da piccolo giocavo a centrocampo. Ma anche all'Atalanta è capitato di fare anche il terzino o il centrocampista. Mi è sempre piaciuto Lucio fin dai tempi del Bayern, ma se devo citare un mio connazionale dico Roland Juhász, è stato anche capitano dell'Anderlecht. Ora all'Atalanta guardo soprattutto Benalouane: mi piace perché oltre a saper difendere bene, ha piedi buoni e tecnica”.

Anche a te è capitato di andare in prima squadra.
“L'anno scorso a Brembate ho giocato uno spezzone dell'amichevole in ricordo di Yara Gambirasio. E' stata una grande emozione e un bellissima esperienza che mi ricorderò per il resto della mia vita. I giocatori della prima squadra ci danno sempre una mano, anche in allenamento in particolare Scaloni aiuta sempre molto i giovani. E' sempre bello quando hai l'occasione di allenarti a stretto contatto con chi è riuscito a diventare calciatore di ottimo livello. Il mio sogno è quello di riuscire a diventare un giorno calciatore della prima squadra all'Atalanta e nella nazionale ungherese”.

A proposito, da anni sei nel giro delle nazionali giovanili del tuo paese.
“Dall'Under 15 all'Under 19 in questa stagione. Fino all'anno scorso sono stato anche capitano. E quando vado in Nazionale i compagni mi chiedono sempre dell'Atalanta e del calcio italiano, soprattutto di Denis e Carmona che hanno fatto il Mondiale. Qualche giorno fa con l'Under 19 abbiamo disputato la fase di qualificazione agli Europei. Purtroppo non è andata bene, ma sono sempre esperienze che aiutano a crescere”.

Il tuo obiettivo in questa stagione?
“Speriamo di continuare come abbiamo fatto sabato contro il Verona. Abbiamo ottenuto una vittoria importante. Continuando così io sono convinto che possiamo arrivare alle fasi finali perché la squadra c'è. E personalmente spero di migliorare sempre di più. Mister Bonacina mi dice sempre che devo imparare a essere più aggressivo e io so che questo è un aspetto che devo migliorare. Ma ora è importante soprattutto dare seguito alla vittoria di sabato scorso”.


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